Il giorno della famiglia
Al Family Day in Piazza San Giovanni ieri c'erano 250mila persone. Tutte a sventolare striscioni contro i Dico e a mostrare inermi bambini come trofei ideologici. Una festa dell'intolleranza, un giubileo al contrario, dove con un sorriso pacifico in volto si gridava alla guerra. Una guerra contro l'amore.
A proclamarla c'erano anche tanti politici che decantavano le lodi della famiglia cattolica e conservatrice.
Prendiamone uno a caso: Silvio Berlusconi.
Berlusconi ha fatto uno dei suoi soliti anatemi sul valore della famiglia, sui Dico che non vanno bene e sulla Chiesa che lavora per noi.
Silvio Berlusconi ha 5 figli con due mogli diverse, e un mese fa è stato fotografato in una villa in Sardegna con cinque belle ragazzotte, di cui due stavano sedute sulle gambe.
Anche io vorrei avere tanti figli e quando diventerò un attempato signore avere cinque ragazzoni seminudi seduti sulle mie gambe in un villone, ma poi mi verrebbero un pò di scrupoli ad andare a parlare di famiglia in un convegno cattolico.
Dalle foto che vedo oggi sui giornali, una mi ha colpito. C'è uno striscione che dice " Noi vogliamo vivere come la famiglia di Nazareth". Dopo tante letture sull'argomento, mi risulta che la famiglia di Nazareth a cui fanno riferimento sia stata una famiglia numerosa, con un padre silenzioso ma presente e una madre dedita all'amore dei suoi figli ma turbata per la straordinaria inquietudine di uno di questi. Non vedo il nesso tra l'avere una famiglia numerosa, e possibilmente felice, e intervenire sulle scelte di quella del vicino di casa. La famiglia di Nazareth non l'ha mai fatto.
Credo fermamente che la religione cristiana porti in sè un messaggio meraviglioso, semplice e potentissimo, ama il tuo prossimo come te stesso, ma che di questo credo venga fatto un uso criminale e i primi a farlo sono i parroci, i vescovi e il papa in primis.
Non ci si può fare portatore universale di un messaggio in cui non si crede.
A Piazza Navona c'erano 20mila persone che vorrebbero più laicità nelle scelte del governo, più concretezza per le promesse fatte alle coppie di fatto.
Io mi schiero tra queste.
Stamattina su Repubblica Vittorio Zucconi, un giornalista tostissimo che ha una famiglia vera e vive a Washington, ha scritto un bellissimo editoriale, che trovate su repubblica.it
A me ha colpito questo passo:
"Se ho bisogno di andare su una piazza con il bambino in collo e quello più grandicello a rimorchio che dopo un po' comincerà a non poterne più, per dimostrare quanto ami la famiglia, quanto io sia buono e quanto odi coloro che non ce l'hanno o l'hanno formata in altre maniere, dimostro di non credere poi tanto alla famiglia, di avere bisogno di una conferma esteriore ed estetizzante della mia incerta dedizione, di voler esibire quello che per dovrebbe essere naturale e indiscutibile, il fatto che sono fedele a mia moglie (vero?) e fedele all'impegno che mi sono preso mettendo al mondo bambini.
Il "Family Day", come si dice in Italia, non è un biglietto Trenitalia con lo sconto del 20% o una pullmanata al seguito del buon parroco o del segretario provinciale del partito, un giorno di maggio. Il giorno della famiglia è oggi, domani, dopodomani, perché ogni day è un family day, per chi ce l'ha e per chi l'ha costruita sul solo materiale che serve, e che non conosce sesso o età, ed è l'amore. L'esibizionismo della piazza è l'esatto contrario della tenerezza, della intimità, che la famiglia dovrebbe rappresentare.
Parlate male di chi volete. Negate le leggi che volete negare. Chiedete ciò che volete, dalla piazza, perché è vostro pieno diritto farlo, come è mio diritto non ascoltare chi predica l'esclusione, e non l'inclusione, ma abbiate pudore degli innocenti."
Take Care
Nick



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