giovedì 19 marzo 2009

chiamami con il tuo nome

Stasera ero in tram.
Leggendo questo passo del libro di Andrè Aciman mi sono alienato completamente. risultato: ho sbagliato la fermata e mi sono trovato quasi a Corsico, dovendo poi tornare a casa a piedi.
Ma ne è valsa la pena.

Eravamo in un luogo che era mezzo ghetto e mezza oasi, in un mondo di solito crudele e implacabile dove di colpo non ci sono sconosciuti che vagano come ubriachi , dove non giudichi male gli altri e gli altri non ti giudicano, dove semplicemente ci si conosce, e ci si conosce così profondamente che privarsi di tanta intimità è sinonimo di galut, che in ebraico vuol dire esilio e diaspora. E dunque lui era il mio ritorno a casa?

Tu sei il mio ritorno a casa. Quando sono con te e insieme stiamo bene, ecco, non voglio altro. Grazie a te mi piace ciò che sono, ciò che divento quando sei con me, Oliver. Se esiste una verità al mondo, è quando sono con te che la scopro, e se un giorno troverò il coraggio di rivelarti la mia, ricordami di accendere una candela su ogni altare di Roma in segno di ringraziamento.

Spero che un giorno anche io sarò in grando di scrivere parole tanto belle. Scriverle. Per Sempre.

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